Una casa può essere esteticamente impeccabile e, allo stesso tempo, non funzionare nella vita quotidiana.
Accade più spesso di quanto si pensi. Accade quando il progetto si ferma all’immagine e non entra davvero nello spazio. Lavorando a una bifamiliare in Umbria, questa consapevolezza si è confermata con grande chiarezza: vivere bene una casa significa molto di più che trovarne bella la fotografia.
Significa muoversi con naturalezza da una stanza all’altra. Percepire il giusto equilibrio tra pieni e vuoti. Avere luce dove serve e ombra dove è necessaria. Sentire un comfort che non si spiega a parole, ma si avverte ogni giorno. Sono qualità silenziose, quasi invisibili, che non colpiscono al primo sguardo ma che costruiscono, nel tempo, il rapporto tra una persona e la propria casa.
Un progetto architettonico di qualità nasce prima delle finiture e degli arredi. Nasce da scelte meno evidenti: l’orientamento dell’edificio, le proporzioni degli ambienti, le sequenze spaziali, le relazioni visive tra interno ed esterno, il controllo della luce naturale e del suono. È qui, in queste decisioni quasi invisibili, che si decide se una casa sarà solo bella da guardare o davvero piacevole da abitare.
Ci sono dettagli che fanno una differenza enorme e che raramente vengono discussi. La luce migliore non è quella più forte, ma quella più controllata. Una stanza funziona meglio se progettata in sezione e non solo in pianta. Pochi centimetri in più in altezza o in profondità possono cambiare completamente la percezione di uno spazio. Il comfort acustico incide sul benessere quotidiano quanto quello termico, ma viene spesso trascurato. E una casa ben progettata invecchia meglio, senza bisogno di continui interventi estetici.
Lavorare in modo consapevole, per me, significa partire dalle abitudini reali di chi abiterà quegli spazi, non da immagini di riferimento prese da una rivista. Significa progettare luce, proporzioni e percorsi prima ancora di pensare agli arredi. Scegliere materiali coerenti con l’uso quotidiano e con il tempo. Integrare architettura, interni e dettagli come un unico sistema. E accettare che la semplicità è spesso il risultato più complesso da ottenere.
Il compito dell’architetto, secondo la mia visione, non è aggiungere. È togliere ciò che non serve, per lasciare spazio a ciò che migliora davvero la qualità dell’abitare. Come studio di architettura a Foligno, ogni realizzazione di progetti in Umbria parte da questa idea: prima di pensare a come apparirà una casa, bisogna capire come la si vivrà.